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New York  -  Memoria aprile 2006   -   Basilea

New York

Il leporello è un limite grafico, si contrappone all’idea di racconto, ci annuncia sempre la fine dello spazio
bianco.


Lavorare (disegnare, colorare) sul piano dello «zig-zag» del leporello comporta un ordine mentale e un
progetto del percorso, immagini che passano, immagini che restano e impregnano la carta con i nostri
tratti.


In questo caso il soggetto è una ridotta passeggiata di dieci giorni a New York, città totale, città enorme e
fantastica.


Central Park, Musei, edifici della memoria, strade immortalate dai film.


Lo scenario è cambiante ed enorme, altezze vertiginose.


Il disegno e il colore diventano piccoli, si vorrebbe illustrare tutto, si vorrebbe riprendere tutto.

Basilea

Memoria aprile 2006

Se la memoria è un continente in continua evoluzione, il viaggio è anche un percorso in quel continente, continente fatto anche di resti (come il sogno) che, a volte, si manifestano nei miei disegni, acquarelli, appunti, come mancanze strutturali che convengono alla determinazione delle immagini, cioè i resti si soprapongono in consonanza con i bianchi (della carta) provocando nelle “visioni” delle emergenze compositive che provocano una lettura destrutturata dei luoghi, siano questi veri o immaginati, “di ritorno” (cioè appena tornati da un micro o macroviaggio che sia) o pudicamente onirici.

 

La questione del viaggio dunque, la questione del lontano e del vicino, la memoria dinamica, la memoria visiva.

 

La differenza del prodotto del viaggiatore “fisico” e me (viaggiatore anche interiore) è laddove il primo produce immagini rappresentative basate fondamentalmente sulla sintesi ambientale, la descrizione minuziosa e l’evidenza percettiva (risultato evidente di vedute descrittive).

 

Al contrario concentrarsi sul viaggio della memoria e nella memoria produce immagini riconducibili più alle “visioni” strutturate soprattutto dalla sintesi percettiva, rimandando l’acquisizione e comprensione finale a chi legge e vede queste immagini.

 

E’, per dire, il mio percorrere, una ricomposizione permanente dell’esperienza visiva, mediata questa dalla memoria imminente ed attiva.

Memoria aprile 2006

Basilea

Nel 1999 andai a Basilea per la prima volta, da subito rimasi innamorato della città, fu un «amore urbano» a prima vista.

 

5 percorsi fotografici dalla periferia al centro furono la base della conoscenza della città.

 

Prospettive, tessuto urbano, eventi architettonici, carattere e ambienti sulle rive del Reno.

 

Tecnicamente, le immagini proposte sono state create lucidando le fotografie dei percorsi prescelti, sintetizzando linee, tessiture e colori.

Alberobello
New York
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