Un carnet de voyage al LAC  -  Le città invisibili  -  Petra   -   Ivo Soldini   -   Io sto a casa 

Un carnet de voyage al LAC

 

Un viaggio durato tre anni attraverso gli spazi espositivi del LAC.

Il viaggio è iniziato e proseguito nel tempo con una accompagnatrice speciale, Sighanda artista, carnettista, e non solo.

Grazie a lei con i miei compagni di viaggio abbiamo reinterpretato le opere d’arte esposte al MASI.

Inoltre, il carnet offre una visione della struttura museale e dei suoi storici monumenti che la completano.

 

Tutto ebbe inizio nel 2018 con l’esposizione “La scultura nella collezione”, opere provenienti dalle raccolte conservate al MASI.

Nel 2019 si proseguì con la collezione “Surrealismo Svizzera”.

Sempre nel 2019 ci chinammo sull’architettura del polo espositivo e sui monumenti storici che fanno da “cornice” al LAC.

 

2021 dopo la pausa forzata covid-19 eccoci finalmente tornati a disegnare nello spazio espositivo interpretando la mostra “Sentimento e Osservazione” Arte in Ticino 1850-1950 Le collezioni MASI.

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Herman Scherer

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Cuno Amiet

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Ferdinand Hodler

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Henri Rosseau

 

Per ragioni di copyright non pubblico le immagini delle opere originali di:

  • Hermann Scherer

  • Cuno Amiet

  • Ferdinand Hodler

  • Henri Rousseau

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Herman Scherer

Viaggio onirico attraverso «Le città invisibili”

di Italo Calvino

Sogno o realtà? Possibile o impossibile? Verità o menzogna?

Un viaggio invisibile nella fantasia di chi gioca con il bambino che ha in sè...

o forse no.

 

“È delle città come dei sogni: tutto l’mmaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra.”[1]

 

Cinquantacinque sono le città invisibili descritte nel romanzo; il carnet ne rappresenta sette e poi...

 

Forse, domani, chissà?

 

[1] - Mariagrazia Coco (magazine/chiasmo/chi_siamo)

 

Petra, l'antica città Rosa

 

17 novembre 2018

Apro il cassetto dei miei sogni e come sempre affiora lei: la città Rosa!

Finalmente, dopo molti sospiri e anni d’attesa, eccomi pronta a partire alla scoperta di questa città ritrovata nel deserto meridionale della Giordania.

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Dall’immaginario alla polvere rosa che mi accoglie prima di addentrarmi nel mio sogno ora divenuto realtà!

“Grazie a un nostro giovane e intrepido concittadino, l’archeologo John Lewis Burckhardt, che dopo aver passato anni a studiare l’arabo e l’Islam si avventurò in medio Oriente, fingendosi indiano mussulmano.

Nel suo cammino Giordania, sentì storie di una mistica città cinta da montagne impenetrabili, convinse le sue guide beduine e ben presto entrò nella dimenticata città di Petra….” (Arabesque International, Vivekanand, Salisbury, 1822)

Bab Al Siq in arabo la porta del Siq. Incontro tre massicci blocchi “Djinn”, monumenti scavati nella roccia, tombe nabatee.

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Al’Uzza Idolo antropomorfo trovato nel “Tempio dai leoni alati” e potrebbe rappresentare la dea nabatea Al’Uzza.

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Subito dopo ecco le Tombe dell’Obelisco e del Triclinium di Bab es-Siq. Simbolo funerario fine del 1°sec. a.C.

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Proseguo nella stretta gola del del Siq, sinuosa e spettacolare fenditura naturale della montagna lunga 1200 metri, entrata segreta a Petra.

Trovo diverse nicchie votive, iscrizioni in greco e nabateo, idoli di pietra.

È veramente trepidante l’avvicinarsi all’entrata spettacolare di Petra. Passo dopo passo i miei pensieri corrono alle immagini dei libri, dei documentari, delle mostre dedicate a questo prezioso sito archeologico.

Il Siq si stringe qualche passo e… ecco apparire Il Tesoro (Al Khazana).

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Rosa e ocra  è la facciata ellenistica del tempio! Un’altezza di quaranta metri scavata nella rupe, finemente ornata da capitelli, fregi a motivi floreal, statue.

Chiamato Tesoro perché la leggenda vuole che l’urna posta in cima contenesse il tesoro di un faraone.

Tasto dolente: commercio turistico!

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Una montagna D’ARTE - Ivo Soldini

Esposizione permanente al monte Tamaro, 2018/2019

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Come vedette accolgono i viandanti lassù dove un tempo, c’erano piste di sci,
dove la bellezza del luogo era conosciuta solo per questo sport.


Prima accolti dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli dell’architetto Mario Botta
con l’intervento artistico di Enzo Cucchi e poi loro vigili sentinelle che dialogano
con il territorio.


Diciannove monumentali sculture legate alla figura umana realizzate da Ivo
Soldini.


Sculture che manifestano forse, un’inquietudine interiore per il sensibile
“viaggiator pellegrino” e che sfociano nell’espressività delle loro superfici
cerate.


I corpi assumono torsioni, quasi a volersi prolungare verso l’infinito oppure
obliqui pronti ad alzarsi per dialogare con chi le sta ammirando.


Nelle loro stabilità alcune figure, quasi fuse fra loro, rendono complice
escursionista dall’occhio attento, del loro comunicare.


Quando l’arte incontra la natura …

Io sto a casa …a disegnare

 

Dal 23 di marzo 2020 la scuola la si fa a distanza, le relazioni sono solo attraverso uno schermo e le emozioni e gli insegnamenti si trasmettono solo attraverso di esso.

 

È una scuola fatta di nuovi approcci di tempi diversi e di luoghi che mostrano talvolta ambienti che non sono la classica aula.

 

Il tempo; il tempo è diverso o forse no! Lo si considera e lo si gestisce in maniera diversa oppure è una riscoperta?

 

Tra una lezione virtuale e l’altra, il bel tempo mi porta ad apprezzare le piccole cose che il mio giardino mi offre e che oggi, rispetto a ieri, guardo con occhi diversi, ricercando la minima sfumatura, apprezzando quell’effluvio che sembra più intenso rispetto agli anni scorsi che Madre Natura ci sta offrendo per alleviare sofferenze e distanze.

 

Qualcosa mi diceva che il tempo così propostomi, senza avvertimento, senza programmazione, improvviso, avrei dovuto segnarlo con un gesto, con un’espressione come momento di concretezza nell’incertezza.

 

Ho quindi realizzato questo carnet de voyage attraverso le particolarità  del mio giardino.

 

Tempo e lentezza, due parole dal significato semplice ma filosoficamente complesso e allora perché non accompagnare il mio viaggio gestuale con la voce di Martha Medeiros:

 

“ Lentamente muore” - “A morte Devagar”

 

Nel mio giardino è facile ora incontrare Arturo “La Tartaruga”.

 

Da qualche giorno è uscito dal suo letargo preannunciando la primavera, ancora molto lentamente si muove e il suo ritorno in superficie scandisce il tempo.

 

Lentamente si muove e vien da me a cercare una carezza sul suo carapace o a mordicchiarmi le ciabatte da giardino.

 

Arturo segna il tempo e le stagioni, ma oggi il tempo sembra si sia  fermato o sia rallentato.

 

Ora il tempo è la riflessione nel dare valore alle piccole cose, alle persone agli affetti a ciò che ritenavamo scontate e che ora non lo sono più!

 

Ai ricordi e ai semplici gesti quotidiani, aiutando persone che ora son confinate nelle loro mura domestiche, ascoltandole con la giusta attenzione che meritano.

 

Mentre scarbocchio penso a chi non ha la fortuna di poter avere o vivere i momenti che io mi sto prendendo illustrando questo mio viaggio particolare nel mio giardino.

 

Il carnet è dedicato a Loro!